Safari in Tanzania alla ricerca dei “Big Five”

Una leonessa mentre schiaccia un pisolino all'ombra

Nella lista di esperienze di un viaggiatore non può mancare un safari in Africa. Poter vedere, nel giro di pochi giorni, centinaia di grandi animali in completa libertà è un’esperienza irripetibile per l’uomo “tecnologicus” moderno e anche chi è abituato a vivere a contatto con la natura rimane incantato dalle sensazioni che un safari africano è in grado di trasmettere.

La meta migliore dove poter ammirare i possenti animali della savana è il Serengeti: la zona dell’Africa orientale che più di ogni altra al mondo è abitata da milioni di erbivori e migliaia di grandi predatori. Tra questi, sono presenti anche i celeberrimi “Big five”, i cinque grandi animali tradizionalmente più pericolosi da cacciare che vivono nella savana: elefante, leone, leopardo, rinoceronte e bufalo. (Visita il sito del parco nazionale del Serengeti).

La jeep semiscoperta in fase di rifornimento per il safari nel Serengeti

La jeep semiscoperta in fase di rifornimento per il safari nel Serengeti

Il mitico Serengeti park

La regione si estende per circa trentamila chilometri quadrati ed è ubicata per l’80 per cento in Tanzania e per il 20 per cento in Kenya. Tra i suoi confini sono presenti numerosi parchi nazionali, i più famosi sono il “Masai Mara” (in Kenya), il parco nazionale del Serengeti e la riserva naturale di Ngorongoro (in Tanzania).

Un safari nel Serengeti si può compiere in una settimana di viaggio dall’Italia. Il miglior punto di partenza e il luogo perfetto per organizzare il safari è la città di Arusha in Tanzania. Situata nel nord dello stato africano nella zona che comprende il Kilimanjaro, Arusha è considerata unanimemente come la capitale di tutti i safari africani. Coloro che, quindi, non vogliono affidarsi ad un’agenzia di viaggi in Italia (più costosa) possono tranquillamente recarsi sul posto e prenotare lì il proprio safari in un giorno.

E’ bene, invece, diffidare delle prenotazione via Internet se il tour operator non è Europeo. Arusha è raggiungibile con un volo diretto dall’Italia per l’aeroporto internazionale del Kilimanjaro (situato a 50km a Est della città) o con un volo diretto per la capitale della Tanzania, Dar Es Salaam più una giornata di viaggio in pullman turistico. Si può raggiungere Arusha anche in volo partendo dall’isola di Zanzibar (a completamento di una vacanza sull’isola).

Il safari inizia ad Arusha

Una volta giunti in città organizzare un safari è molto semplice ma è necessario fare attenzione per non incappare in una fregatura. Ad Arusha esistono decine di tour operator locali o presunti tali, ci sono agenzie molto buone, buone e mediocri, fino alle truffe vere e proprie (molte purtroppo). Il turismo e i safari, infatti, sono la vera miniera d’oro della regione e considerato il tenore di vita dei locali anche un backpacker con un budget limitato è considerato decisamente ricco. Occhio, quindi!

La prima cosa da fare è recarsi all’ufficio informazioni o all’ufficio turistico della città ubicato a poca distanza dalla torre dell’orologio di Arusha. Chiedete cmq l’indirizzo al personale del vostro hotel o ostello perché le sedi possono cambiare anche con una certa frequenza. Con le dovute precauzioni da prendere in qualsiasi città africana (niente gioielli o orologi in vista, pochi spiccioli in tasca a portata di mano, soldi grossi nascosti addosso, passaporto in hotel se sicuro, copia in tasca) il consiglio è quello di recarsi all’ufficio a piedi. (leggi anche: Vivere in una tribù di Maasai).

Scegliere il Tour operator

Durante la camminata, infatti, verrete di certo avvicinati da decine di giovani che si dichiareranno agenti di tour operator o di agenzie che organizzano safari. Resistendo alla loro insistenza e alla tentazione di seguirli, proseguite e Fatevi, invece, dare i biglietto da visita della loro agenzia che, di sicuro, vi sventoleranno davanti. Dite loro che prima andate all’ufficio turistico. Una volta arrivati, prendete i biglietti che avete raccolto e fatevi aiutare da uno degli impiegati. L’ufficio ha infatti, una lista piuttosto aggiornata di tutte le agenzie che organizzano escursioni e safari in città e ha anche una “black-list”.

Un piccolo di Impala in mezzo al branco

Un piccolo di Impala in mezzo al branco

In questo modo potrete sapere quali agenzie sono le agenzie migliori, quali tour operator hanno avuto problemi con i turisti o ricevuto lamentele e quali sono un’autentica truffa. (Alcuni hanno solo il biglietto da visita, l’agenzia non esiste). Usciti dall’ufficio probabilmente troverete ancora chi vi ha dato i biglietti da visita ad attendervi. Fate una visita agli uffici dell’agenzia/agenzie preferita. Non siate precipitosi nel scegliere il safari. (Non è detto che le agenzie più care siano le migliori). Ricordate anche un particolare importante per il vostro budget: oltre al prezzo per il safari dovrete essere pronti a sborsare una cospicua mancia per ogni persona che vi accompagnerà. (Di solito almeno due).

Attenzione alle truffe

Seppur la “mancia” non sia ufficialmente obbligatoria, le vostre guide si aspettano di ricevere dei soldi extra in cambio del loro servizio perché quel denaro rappresenta il loro vero guadagno. E’ bene quindi chiedere informazioni riguardo alla “mancia” già in agenzia per non trovarsi poi in difficoltà in seguito e preparare i contanti. In questo caso si è scelto la “Shidolia Tours” che ha sede nel compound dell’International conference center della città che fino a qualche anno fa era anche la sede del tribunale internazionale per i crimini nel Ruanda. (L’ubicazione, quindi, è già una garanzia di serietà dell’agenzia).

Le guide del safari finiscono di caricare la jeep prima della seconda tappa del viaggio

Le guide del safari finiscono di caricare la jeep prima della seconda tappa del viaggio

Uno dei pacchetti safari più interessanti è quello di 5 giorni (4 notti) pernottando in tenda in mezzo alla savana (con un pizzico di brivido al pensiero di essere circondati per 2 notti su 4 dagli animali feroci). Il safari si compie a bordo di una jeep parzialmente scoperta vivendo, quindi, completamente immersi nella natura. Fatti i dovuti preparativi è, quindi, ora di partire.

Il primo giorno

E’ dedicato all’avvicinamento al territorio del Serengeti con una prima tappa emozionante al “Tarangire national park”. Il parco è ubicato 150km a Sud Ovest rispetto ad Arusha. E’ meno famoso degli altri ma non è meno spettacolare perché nei suoi confini vivono tantissime specie di erbivori (non ci sono leoni) e i grandi pachidermi.

Dopo diverse ore di escursione, si prosegue in jeep a “Mto Wa Mbu”, un piccolo villaggio africano crocevia delle piste battute dai tour operator diretti ai grandi parchi nazionali. Il villaggio è visitabile solo se non è calato ancora il sole. Dopo il tramonto, infatti, è sempre pericoloso avventurarsi a piedi. La sera si trascorre in uno dei camping lodge attrezzati per i turisti. Gli accompagnatori del tour, di solito una guida e un autista con la funzione di cuoco, si occuperanno della preparazione dei pasti e della logistica.

Il secondo giorno

Il safari prevede un lungo tratto di strada da percorrere per le strade della Tanzania. Ci si sta avvicinando, alla Ngorongoro conservation area, uno dei luoghi più suggestivi di tutto il pianeta. Per il momento, però, l’incontro con gli animali del Ngorongoro è rimandato. La tappa in questo straordinario Eden prevede, invece, una sosta-pranzo al sito archeologico di Laetoli dove sono conservate fossilizzate le più antiche impronte di esseri umani risalenti addirittura 3,7 milioni di anni fa. Si prosegue e dopo alcune ore di jeep si giunge finalmente all’ingresso del parco nazionale del Serengeti. Il paesaggio è quello tipico della savana: grandi distese di erba d’orata dal sole, qualche albero in lontananza che fa da riparo agli animali nelle ore di maggior caldo.

Scenario è da favola

Il territorio è così pieno di mammiferi, anche di grandi dimensioni, che è opportuno dotarsi di più di una scheda per la macchina fotografica. I momenti straordinari, infatti, sono garantiti al 100%. Leoni con i loro cuccioli, famiglie di elefanti, zebre, antilopi, Impala, gli immancabili bufali della savana. Lo spettacolo è incredibile. Si è così vicini agli animali da poterli quasi toccare. Non è possibile scendere dalla jeep per motivi di sicurezza (un leone potrebbe essere appostato tra l’erba e non visibile alle guide) ma l’esperienza è indimenticabile. Non solo, le guide delle varie agenzie sono in costante contatto radio tra loro mantenendosi aggiornati su quanto accade nel parco. Se, per esempio, un gruppo incontrare un leone che sta divorando una preda, la guida lo comunica agli altri così che si può raggiungere la scena in pochi minuti.

Alla ricerca dei Big Five

Le sorprese non sono finite, dopo un primo tour pomeridiano la sera si pernotta al “dik dik camping” (per coloro che hanno scelto un pacchetto safari budget in tenda). In campeggio a prima vista non ha niente di particolare, se non che proprio il suo essere estremamente spartano lo rende straordinario: il camping è costituito da uno spazio aperto per le tende, un caseggiato che funge da sala ristorazione, un altro per i bagni e non è cintato. Tutto è completamente all’aperto e accessibile anche dagli animali della savana.

La sensazione di pernottare lì è tra il fantastico e l’angosciante. Il brivido si avverte quando, calata la notte, si cominciano a sentire vicinissimi i ruggiti dei leoni e i rumori degli altri predatori. L’esperienza è, però, straordinaria e il campeggio è sicuro perché gli animali non si avvicinano più di tanto (hanno più paura loro a detta delle guide). In ogni caso alzarsi in piena notte per andare a fare pipì non è in cima alla lista delle cose sensate da fare. Meglio rimanere nella propria tenda e nel sacco a pelo (di notte nella savana le temperature possono avvicinarsi anche allo zero).

Alcuni cuccioli di leoni trotterellano allegri nella savana

Alcuni cuccioli di leoni trotterellano allegri nella savana

Il terzo giorno

Il safari comincia con una scoperta clamorosa: molto vicino alle tende e, soprattutto, nella zona bagni ci sono impronte di grandi animali ovunque. Per lo più di iene, e, tutt’intorno al camping è pieno di bufali e gazzelle. Ci sono anche gli Gnu e se il safari viene organizzato nel periodo della migrazione (circa 1 milione e mezzo di esemplari passano per il Serengeti) lo spettacolo è assicurato. Dopo colazione la giornata è dedicata alla ricerca dei predatori e dei famosi big five. Il più difficile da incontrare è il rinoceronte. (Rarissimo nella parte di Serengeti visitabile dai turisti). I leoni, invece, sono ovunque, così come gli elefanti e i bufali. Il leopardo è più raro e si trova di solito sugli alberi. Con un pizzico di fortuna si può vedere anche un ghepardo in azione.

E’ prevista anche la visita ad una grande pozza abitata da decine di ippopotami. Questi enormi animali apparentemente dolci che colpiscono l’immaginario soprattutto dei bambini, in realtà possono essere molto pericolosi e aggressivi. Nonostante ciò, la visita alla pozza è una delle poche occasioni in cui è consentito vedere gli animali scendendo dalla jeep. Durante la giornata si incontrano anche giraffe e i mitici avvoltoi. Il pernottamento è al “dik dik camping”.

Un'altra giornata nella savana è terminata. Al tramonto inizia l'attività notturna dei predatori

Un’altra giornata nella savana è terminata. Al tramonto inizia l’attività notturna dei predatori

Il quarto giorno

Si comincia con un caloroso arrivederci al Serengeti. Dopo una breve escursione nel parco, infatti, si riparte in direzione Arusha. Il safari, però, prevede ancora tante emozioni. E’ infatti arrivato il momento di esplorare la straordinaria Ngorongoro conservation area. Il Ngorongoro è la più grande caldera vulcanica intatta del mondo, sorge a 2.200 metri sul livello del mare e ha un diametro di 16 chilometri. Al suo interno esiste un ecosistema unico al mondo con zone paludose e zone tipiche della savana.

Nella caldera vivono circa 25mila grandi animali ed è presente la maggiore densità abitativa di leoni di tutta la terra. Non solo, nel cratere vivono anche i rarissimi rinoceronti neri tipici della Tanzania. Tra gli altri spettacoli, poi, c’è anche quello del volo ci centinaia di fenicotteri rosa. Dopo la discesa in jeep nella caldera e l’escursione si torna sulla cresta vulcanica dove sorgono numerosi lodge (anche extra lusso) e si pernotta al “Simba”, l’unico camping di tutta la conservation area. E’ l’ultima notte di safari ed è anche la più fredda data l’altitudine in cui sono piazzate le tende.

Una jeep percorre una delle innumerevoli piste del parco nazionale seguendo discretamente una coppia di leoni

Una jeep percorre una delle innumerevoli piste del parco nazionale seguendo discretamente una coppia di leoni

Il tour si conclude il quinto giorno con il viaggio in jeep lungo la strada percorsa all’andata fino ad Arusha.

Consigli utili

Non è necessario un abbigliamento particolare ma è consigliato un maglione per la sera e una giacca antipioggia. Sono vivamente consigliati, invece, un paio di occhiali da sole, un cappello a tesa larga, una crema solare ad alta protezione e il repellente per gli insetti. Il safari può essere l’occasione per acquistare una macchina fotografica reflex con un potente zoom per immortalare gli animali. Anche un binocolo può essere uno strumento per vivere momenti magici durante le escursioni.

Sebbene, infine, la profilassi antimalarica non sia obbligatoria, è vivamente consigliata per ogni viaggio in Tanzania e, in particolare, per un safari. (Leggi anche: Vivere in una tribù di Maasai).

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