Pyramiden – La città più a Nord del Mondo baluardo sovietico in Occidente

La statua di Lenin che si staglia sulla piazza principale della cittadina. Sullo sfondo uno dei ghiacciai artici

Pochi sanno che a poca distanza dal Polo Nord esiste una città. E quasi nessuno immagina che era una perfetta riproduzione in miniatura della Russia comunista in Europa. Oggi vi racconto il viaggio in uno dei posti più straordinari del mondo. E’ la città fantasma di Pyramiden, alle isole Svalbard, l’arcipelago norvegese che comprende la zona geografica abitata più a Nord della Terra.Svaldbard map

Isole Svalbard, più a Nord non si può…

Dimenticate il circolo polare artico, Capo Nord o l’Islanda. Quelle sono gite per bambini in confronto alle Svalbard. Questo è quasi il Polo Nord, quello vero dove il ghiaccio si impossessa della terra per la maggior parte dell’anno. Un posto dove i ghiacciai congelano il mare e dove gli orsi polari scorrazzano sul pack in cerca di foche. In mezzo a tutto questo c’è Pyramiden. L’insediamento urbano è stato fondato nel 1910 da alcuni minatori svedesi, venduto all’URSS nel 1927 e trasformato dai sovietici in una città mineraria per l’estrazione del carbone. In questo luogo straordinario fino vent’anni fa vivevano un migliaio di persone in totale isolamento.

Pyramiden (6)

Città fantasma

Oggi Pyramiden è una città fantasma. E’ stata abbandonata progressivamente a partire dal 1991 a causa della bassa domanda del minerale e, soprattutto, in seguito al crollo del regime comunista. I suoi edifici, costruiti in rigoroso stile sovietico su modello delle città siberiane, sono rimasti intatti e la città è oggi visitabile grazie allo sforzo di alcuni ex abitanti che stanno cercando di convertirla al turismo. I viaggiatori che si avventurano fino a lì sono ancora pochissimi, ma negli ultimi anni il turismo delle Svalbard è fiorito e per Pyramiden è iniziata la rinascita.

L'insegna della città con l'orso polare, la stella rossa dell'Unione sovietica e l'indicazione del 79° parallelo

L’insegna della città con l’orso polare, la stella rossa dell’Unione sovietica e l’indicazione del 79° parallelo

La città sorge sull’isola centrale dell’arcipelago, Spitzbergen quasi in corrispondenza del 79° parallelo. (Per intenderci il Circolo polare artico corrisponde al 66° parallelo). Il suo nome deriva dalle montagne circostanti che ricordano, per forma e imponenza, le piramidi egizie. Per raggiungere Pyramiden ho intrapreso un lungo viaggio. Sono partito dall’Italia e ho raggiunto la Norvegia in aereo. Atterrato ad Oslo sono poi proseguito per le Svalbard con un secondo volo (circa 3 ore) della “Sas” che fa rotta per l’arcipelago con cadenza bisettimanale (in estate).

Sono atterrato a Longyearbyen, la “capitale” delle Svalbard abitata da circa 2.000 persone. Una volta nel cuore dell’arcipelago polare è necessario imbarcarsi su una nave rompighiaccio e affrontare ancora mezza giornata di navigazione. Inoltrandosi nei fiordi di Spitzbergen si raggiungere finalmente l’ex cittadina mineraria sovietica. La navigazione (non facile) è consentita solo nei mesi estivi quando il ghiaccio del fiordo si scioglie. Durante le altre stagioni, l’unico modo per raggiungere Pyramiden è in motoslitta (circa 6 ore) affrontando le difficoltà estreme della notte artica e attraversando il territorio degli orsi polari. D’estate, condizioni meteo permettendo, è possibile raggiungere Pyramiden a piedi organizzando una spedizione di circa 10 giorni (guarda la gallery).

Longyearbyen e navigazione tra gli icerberg

Navigare in questa zona del mondo è già un’esperienza al limite del fiabesco. Chi ha avuto la fortuna di imbarcarsi per una crociera su una nave postale norvegese può ben immaginarsi cosa significhi navigare tra i fiordi. Qui lo scenario è ancora più spettacolare perché la traversata è su rompighiaccio. Si incrociano iceberg, foche, si attraversano formazioni rocciose straordinarie e c’è la possibilità di avvistare gli orsi polari e le volpi artiche.

Pyramiden (4)Ho avuto la fortuna di compiere questa navigazione durante il mese di agosto in una giornata di sole e con una temperatura di un paio di gradi sopra lo zero. (Calda, considerato il posto). Il rompighiaccio è uscito dal piccolo fiordo sul quale si affaccia Longyearbyen, ha virato verso Est e proceduto regolare per alcune ore in un tratto di mare che sembrava uno specchio. Data la lunga navigazione, è stato servito un pranzo a base di gustosissimo stufato di renna artica. L’ho gustato sul ponte della nave godendomi lo spettacolo di montagne e ghiacciai.

Dopo esserci avvicinati a pochi metri ad un paio di iceberg ed ad un imponente ghiacciaio la nave ha virato verso Nord e abbiamo finalmente avvistato Pyramiden. Abbiamo attraccato al porticciolo dove sono ancora presenti i macchinari semi-arrugginiti che venivano utilizzati per caricare il carbone sulle navi. Mettere piede a Pyramiden è stato come entrare in un film.

Attracco nel porticciolo dei minatori

Non ho avuto ancora la fortuna di visitare la Siberia, ma immagino che le città delle remota regione asiatica assomiglino a questo luogo. Quello che mi ha colpito di più è stata la fusione di elementi così estremi. La natura artica è, infatti, accostata all’architettura sovietica con le sue linee squadrate, i materiali semplici e funzionali, e i segni evidentissimi del regime comunista gettati ovunque come semi in un campo.

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Ad accompagnare me e gli altri passeggeri (una decina) nell’esplorazione è stata una giovane guida russo-norvegese. Appena sbarcati, la prima emozione è stata quella di vedere il giovane armarsi di fucile, caricare l’arma e mettersela sulle spalle. Alle Svalbard, infatti, è necessario essere armati per poter andare in giro a piedi. Questo perché gli orsi polari gironzolano ovunque. D’estate poi a causa dello scioglimento dei ghiacci si avvicinano molto anche agli insediamenti umani, figuriamoci in una città disabitata. Gli orsi polari, a discapito del loro aspetto gioviale, sono animali pericolosissimi (più di un orso comune). Se si è disarmati un incontro con un orso polare finisce sempre con un’aggressione fatale. L’animale, infatti, di solito si allontana solo se lo si spaventa a fucilate.

Il carbone

Ben protetti dalla nostra guida abbiamo, quindi, cominciato l’esplorazione. Per primo abbiamo incontrato un ex abitante: un anziano minatore riconvertito ad autista che ci ha accompagnato per un tratto di strada a bordo del suo vecchio autobus. Abbiamo così raggiunto il primo monumento della cittadina: l’obelisco che dà il benvenuto ai visitatori. Dopo la fotografia di rito abbiamo proseguito a piedi e ci siamo addentrati nel cuore di Pyramiden. A prima vista la cittadina non sembra niente di speciale: un paio di strade parallele, altre due o tre che le incrociano, edifici squadrati di cinque o sei piani realizzati in cemento e rivestiti (alcuni) di legno.

Sembra di camminare in un quartiere popolare di una grande città europea. La zona è circondata dal fianco di una montagna sul quale si snoda il nastro trasportatore per il carbone che unisce la città all’ingresso di una miniera. Tutto sembra banalmente squallido. In realtà quegli edifici hanno un valore simbolico: rappresentano la sfida dell’uomo alla natura e la sfida di uomini ad altri uomini. E’ un simbolo della guerra fredda e di un mondo che non esiste più.

L'obelisco che segna l'ingresso alla città fantasma

L’obelisco che segna l’ingresso alla città fantasma

Un pezzo di Unione sovietica in Europa

Quando la guida si ferma davanti alla grande insegna in cirillico con l’orso polare che cammina sul globo e la stella rossa, la mia mente si è già tuffata da un pezzo nel profondo della rivoluzione russa. Continuiamo l’escursione tra le strade deserte camminando sul vecchio asfalto da quale spuntano qua e là timidi ciuffi d’erba. Attorno a noi il silenzio è rotto solo dal vento e dallo stridere di centinaia di uccelli che sono diventati i padroni della città.

Giungiamo così alla piazza principale. E’ una grande agorà dove si raccoglieva la piccola comunità di abitanti di Pyramiden. Iniziata la visita della piazza la guida ci indica un edificio apparentemente anonimo. Ci dice, invece, di fare attenzione all’ultimo piano dello stabile dove ci sono alcune inferriate alle finestre. Quasi stentiamo a crederci, ma dietro quelle sbarre c’erano gli uffici del KGB, il servizio segreto sovietico.

C’è anche l’ufficio del KGB

Domandiamo alla guida cosa ci facesse il KGB in un posto sperduto come quello e lui ci racconta di come anche a Pyramiden le persone fossero soggette alle regole e al controllo del regime comunista dell’Urss. Questo nonostante ci si trovi ufficialmente in Norvegia e nonostante Pyramiden fosse considerata una cittadina sovietica all’avanguardia per i comfort offerti agli abitanti. A Pyramiden il controllo del regime era particolarmente stretto date le condizioni fisiche e psicologiche in cui si trovavano a vivere i minatori. Ancora alla fine degli anni Ottanta chi sgarrava finiva all’ultimo piano dell’edificio dove lo attendeva una severa punizione.

L'edificio con all'ultimo piano la sede del Kgb. Gli uffici si distinguono per le inferriate alle finestre

L’edificio con all’ultimo piano la sede del Kgb. Gli uffici si distinguono per le inferriate alle finestre

Proseguendo ci dirigiamo nella zona della piazza in cui sorgono gli edifici “ricreativi”. Siamo nel luogo che maggiormente evoca la storia di questa città polare. In cima alla piazza (che ha andamento ascendente) svetta una statua con il volto di Lenin diretto verso i ghiacciai artici. L’immagine è incredibile e la guida ci spiega che quello è il monumento all’eroe della rivoluzione sovietica più a Nord del mondo. Restiamo ipnotizzati per diversi minuti attorno alla statua, in quella particolare posizione è ancora più evocativa, prima di entrare in uno degli edifici abbandonati.

C’è anche il busto di Lenin

Esploriamo il centro culturale e ricreativo di Pyramiden. Appena entrati la sensazione è ancora una volta straordinaria. Tutto è rimasto quasi intatto come se fosse abitato (polvere a parte). Nella grande hall ci sono ancora appesi i manifesti degli eventi culturali e sportivi. Sembra come se la gente che animava quel centro si sia vaporizzata all’istante lasciando tutto così com’era. Visitiamo i locali uno dopo l’altro. Ci sono la palestra, gli uffici, le aule le sale di lettura e la grande piscina rimasta senza acqua. L’atmosfera è impressionante: ci lasciamo trasportare dalla visita di quei locali semibui incrociando ogni tanto la sagoma della nostra guida con in spalla il suo fucile sempre pronto.

Il monumento a Lenin più a Nord del pianeta nella piazza centrale di Pyramiden, la cittadina è ancora costellata dai simboli del comunismo

Il monumento a Lenin più a Nord del pianeta nella piazza centrale di Pyramiden, la cittadina è ancora costellata dai simboli del comunismo

In una delle sale, sopra una scrivania, c’è ancora un’agenda aperta sul giorno di Natale del 1991. E’ il giorno delle dimissioni di Gorbaciov da presidente dell’Unione sovietica. Il giorno dopo al Cremlino si ammainava la bandiera dell’Urss. Dopo quel giorno molti degli abitanti, liberi dal regime, abbandonarono progressivamente quel luogo così impervio. Altri, invece, furono costretti a lasciarlo quando il nuovo stato russo tolse i sussidi alla cittadina. Nel 1998, infine, dopo la chiusura della miniera la città venne definitivamente abbandonata.

A Pyramiden sono rimasti solo gli orsi polari

Visitiamo anche il teatro e il ristorante, con il grande mosaico raffigurante un paesaggio polare di orsi e ghiaccio. Infine ci dirigiamo nell’unico edificio mantenuto in attività della cittadina: un piccolo bar che dal 2014 offre anche un servizio di pensione (in estate). Qui c’è anche un museo di cimeli risalenti all’epoca dei minatori sovietici. La straordinaria visita si conclude con un caffè, una fetta di torta e una breve conversazione con due signore dalle facce tipicamente russe che gestiscono il locale. (Una volta anche sede dell’ufficio postale). Salpiamo, infine, ancora suggestionati dall’ambiente straordinario appena visitato e sicuri che il tempo a Pyramiden non riprenderà a scorrere ancora per chissà quanti anni. La città rimarrà intatta e protetta dai ghiacci, forse per l’eternità… O forse no. (guarda la gallery).

 

1 Comment on "Pyramiden – La città più a Nord del Mondo baluardo sovietico in Occidente"

  1. sono rimasta affascinata da questa città fantasma.il documentario mi ha
    colpito per per la desolazione ,sembra quasi che la gente sia sparita
    all’improvviso.bravissimo brescianini nel comunicare le sue impressioni

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