Vivere in una tribù di Maasai in Tanzania

Prova di tiro insieme ai guerrieri della tribu

Nel continente nero…”, cantava Edoardo Vianello negli anni Sessanta. “…Alle falde del Kilimanjaro” continuava il testo della popolare canzone diventato poi il titolo di una trasmissione televisiva di successo dedicata ai viaggi ideata da Licia Colò. Sono stato alle falde del Kilimanjaro, non ho incontrato i Watussi come cantava Vianello. (che in realtà sono gli Tutsi del Burundi e del Ruanda). Sono stato, però, tra i Maasai e ho vissuto con loro due giorni condividendo e imparando le loro tradizioni. Diciamolo subito: i Maasai non sono molto ospitali. Sono un popolo parzialmente nomade che vive allo stato tribale e che vede la propria cultura minacciata dalla modernità e dalle attrattive dell’opulenza occidentale. Così, i Maasai possono risultare un po’ aggressivi e piuttosto furbi nei confronti di viaggiatori e turisti. Chi vive l’esperienza di avvicinarsi ad un loro villaggio durante un safari in Kenya o in Tanzania rimane di solito deluso.

La tradizionale danza Maasai (Adamu) con i suggestivi salti sul posto

La tradizionale danza Maasai (Adamu) con i suggestivi salti sul posto

(leggi anche “Safari in Tanzania alla ricerca dei big Five”).

L’Accoglienza è per lo più fredda, la visita forzatamente breve e caratterizzata dalle continue richieste di denaro. Le possibilità di ascoltare i loro racconti o scoprire la loro cultura sono pochissime e scarse quelle di entrare nei loro inaccessibili villaggi.

Il villaggio Maasai

Il tramonto nella savana fuori dal villaggio. In lontananza si scorge il Kilimanjaro

Il tramonto nella savana fuori dal villaggio. In lontananza si scorge il Kilimanjaro

C’è, però, un posto dove le loro tradizioni, la loro storia e la loro cultura sono diventate fruibili e apprezzabili da tutti grazie alla tenacia di un occidentale innamorato dell’Africa e alla lungimiranza di una piccola tribù di Maasai. Si chiama “Olpopongi” ed è un villaggio Maasai trasformato in un centro culturale con alloggio dove poter vivere l’emozione di sperimentare la vita di una vera tribù africana. Si trova in Tanzania proprio alle falde del Kilimanjaro in una parte della savana africana disabitata tra la celeberrima montagna e il Monte Meru un vulcano inattivo che supera i 4mila metri. Il villaggio è raggiungibile in fuoristrada partendo dalle città di Arusha o Moshi.

Le capanne ovali Ekang

Ho trascorso due giorni indimenticabili tra i Maasai. Ho imparato la loro cultura e tentato di immergermi nella loro vita e nelle loro tradizioni. Il villaggio è meraviglioso e sono stato un loro ospite speciale. Ho dormito in una della loro basse capanne ovali: le “Ekang” fatte di sterco mescolato al fango attorno ad una struttura di legno, il tetto di rami e all’interno il classico focolare centrale. L’unico comfort aggiuntivo che mi sono concesso rispetto ai Maasai è stato un sacco a pelo e una zanzariera per proteggermi dagli insetti. (la notte in Africa fa molto freddo).

MaasaiLe giornate le ho trascorse insieme ad un gruppo di giovani guerrieri che mi hanno accompagnato in una lunga escursione a piedi nella savana. Ho percorso piste e sentieri dominati da leoni e altri animali feroci in assoluta sicurezza grazie alla protezione fornita dalle lance dei guerrieri e della loro infallibile mira. Mi hanno anche mostrato i rudimenti delle tecniche per lanciare l’arma e colpire un bersaglio (ho provato anch’io, ahimè con scarsi risultati).

Esplorando la savana

Uno dei guerrieri mostra come i Maasai utilizzano balle di sterco di elefante essiccate per accendere il fuoco

Uno dei guerrieri mostra come i Maasai utilizzano balle di sterco di elefante essiccate per accendere il fuoco

La lezione più grande è stata quella di scoprire che i Maasai vivono in grande simbiosi con la natura che li circonda. Conoscono ogni pianta della savana. Da quelle medicinali a quelle utilizzate in cucina, fino a quelle utili per la loro quotidianità. Ad esempio alcuni ramoscelli con i quali si spazzolano i denti che secernono una sostanza che elimina tutti batteri rendendo la loro dentatura bianca come il latte. (Una sorta di spazzolino con incorporato il dentifricio).

Al villaggio, invece, ho imparato un po’ del loro linguaggio e della loro storia e scoperto che i loro tradizionali vestiti colorati sono una contaminazione europea del periodo coloniale che riprende il kilt in uso ai brittanici. Ho anche partecipato ad una singolare lezione di “Maa”, la lingua Maasai, e visto come le donne compiono le loro attività quotidiane. Sono anche stato invitato dall’anziana saggia del villaggio nella sua capanna per una sorta di “aperitivo” davanti al focolare, fatto con un intruglio di latte di capra. (I Maasai sono, innanzitutto, pastori). Nel bevanda c’erano anche erbe e una sostanza segreta di provenienza ignota.

Il capo dell'Olpopongi village

Il capo dell’Olpopongi village

Uno dei momenti più emozionanti della permanenza nel villaggio è stata la partecipazione ad una piccola festa Maasai in onore degli ospiti. Così ho potuto ammirare le donne della tribù vestite con i loro abiti blu da cerimonia e i loro grandi collari colorati oltre alle danze tradizionali degli uomini caratterizzate dagli incredibili salti sul posto. Il soggiorno si è concluso con una serata seduti davanti al fuoco ad ascoltare i racconti dell’anziano capo tribù opportunamente tradotti in inglese da uno dei guerrieri che partecipa al progetto culturale del villaggio.

(guarda la gallery).

 

1 Comment on "Vivere in una tribù di Maasai in Tanzania"

  1. ciao Riccardo,vorrei anchio fare un viaggio di questo tipo .
    Come posso organizzarmi o chi posso contattare ?

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