Islanda: il trekking più bello del mondo

Islanda - Landmannalaugar trekL'imponente cascata di Skogafoss

Andare a piedi da Skogafoss a Landmannalaugar, in Islanda, significa attraversare una delle regioni più suggestive del pianeta. Si percorrono distese d’erba verdissime camminando fianco a fianco a maestose cascate. Ci si ritrova sopra ad un ghiacciaio millenario e si affronta un percorso tra sbuffi di vapore e lava a contatto con la natura più selvaggia. (Guarda la gallery del trekking). Tra le centinaia di escursioni possibili nella stupefacente Islanda il trekking da Skogafoss a Landmannalaugar è quello che regala la maggiori emozioni. Si tratta di un percorso di una settantina di chilometri unanimemente considerato come uno dei più belli del mondo. In particolare dal 2010, quando, con l’eruzione del vulcano del ghiacciaio Eyjafjallajökull (che ha messo in ginocchio il traffico aereo di tutta Europa) il paesaggio è diventato ancora più spettacolare.

Il percorso è adatto a tutti e non presenta particolari difficoltà tecniche. E’ richiesta, però, una buona dose di allenamento a causa della lunghezza dell’escursione e delle condizioni meteorologiche. Soprattutto se il trekking è compiuto in completa autonomia con la propria tenda e vettovaglie. (Quindi, con uno zaino molto pesante). Si può compiere in entrambe le direzioni in tempi che variano dai 5 ai 7 giorni di cammino nel periodo compreso tra maggio e settembre.

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La mia esperienza è basata sul percorso da Sud a Nord (scelta motivata dalla facilità dell’accesso al trekking) con tenda e vettovaglie. L’ho compiuto in 6 giorni.

La preparazione del trek in Islanda

L’attrezzatura va ottimizzata al meglio per avere tutto il necessario con il minimo del peso. In linea generale è consigliabile non superare i 15/20 kg per non dover sopportare sforzi mostruosi. Una tenda impermeabile ultraleggera è ideale, mentre il sacco a pelo deve avere un indice di comfort sotto lo zero. (Min. -5). E’ poi necessario portare alcune stoviglie, una borraccia e una cartuccia di gas con bruciatore. (Campingaz è diffusa in Islanda e la cartuccia da 240gr. dura una settimana). E’ utile anche un coltellino svizzero, un accendino, del nastro speciale per riparare tende, una copertura impermeabile per lo zaino, materiale da toilette e kit di pronto soccorso. Sono, invece, facoltativi: bacchette da trekking, materassino e torcia. In estate in Islanda c’è luce fino a mezzanotte. (leggi anche: Norvegia – L’attraversata del parco dei Giganti).

Vestirsi a strati

Per l’abbigliamento meglio scegliere quello tecnico, caldo e leggero, che consente di vestirsi a strati.  E’ indispensabile soprattutto un “guscio” impermeabile per proteggersi dalla pioggia perché le condizioni meteo variano anche 5 o 6 volte al giorno. E’ necessario inoltre avere un paio di sandali per poter guadare alcuni corsi d’acqua.

Per i generi alimentari meglio optare per il cibo liofilizzato o disidratato facilmente reperibile a Reykjavík. Lungo il percorso ci sono comunque alcuni rifugi che servono pasti caldi. (A prezzi elevati). Non è necessaria, infine, una grossa scorta d’acqua che si trova lungo il percorso e che, in generale, è sicura perché la zona è quasi priva di animali. Si può comunque bollire o disinfettare con le pastiglie di iodio.

Completata la preparazione dell’attrezzatura, si parte. L’avvicinamento al trekking è semplice. Dalla capitale Reykjavík si prende uno dei pullman che si dirigono verso Est e che percorrono la circolare che congiunge tutta l’Islanda, una sorta di grande litoranea. Durante il tragitto in bus è prevista una tappa alla straordinaria cascata di Seljalandsfoss che ha la particolarità di poter essere aggirata fino ad entrare in una grotta nascosta dalla massa d’acqua cadente. La meta è, invece, l’imponente cascata di Skogafoss (pochi chilometri più ad Est) dalla quale inizia il trekking.

L'inizio della discesa nella vallata che conduce a Porsmòrk

L’inizio della discesa nella vallata che conduce a Porsmòrk

I tappa Skogafoss – Fimmvorouhàls (13 km)

Si comincia a camminare salendo a destra della cascata per i 700 scalini che portano fino alla sommità del salto d’acqua alto circa 60 metri. (Da quel punto il panorama giunge fino al mare). Si continua per un sentiero tracciato da pali gialli posizionati a distanza di circa 200 metri l’uno dall’altro tenendo il torrente sempre in vista. Si superano 25 salti d’acqua in tutto, da quelli modesti a vere e proprie cascate. La natura è suggestiva e con il sole l’erba e il muschio assumono un colore verde intenso. Si prosegue risalendo il torrente per diverse ore notando il cambiamento climatico (più freddo) e del paesaggio. Il verde dirada e lascia spazio a massi e rocce. Si continua fino ad un ponte di legno che attraversa il torrente.

A quel punto si sta già camminando da diverso tempo tra i lembi di due ghiacciai in vista. A sinistra c’è il Eyjafjallajökull (quello dell’eruzione vulcanica del 2010), a destra il gigantesco Mýrdalsjökull. Ora la camminata si fa più pesante e in salita. Rocce e terreno si fanno più scuri e di origine vulcanica. Si giunge infine ad un edificio in legno nei pressi del passo di Fimmvorouhàls: il Baldvinskali. Si può trascorrere la notte in tenda nei pressi del bivacco o nell’edificio vero e proprio.

Risveglio dopo la prima nottata

Risveglio dopo la prima nottata

Un’altra opzione è quella di proseguire fino al rifugio Fimmvorouhàls e trascorrere lì la notte.

II tappa: Fimmvorouhàls – Porsmòrk (12 km)

Questa è la tappa più spettacolare di tutto il trekking in Islanda. Si attraversa, infatti, il passo Fimmvorouhàls a quota 1.116 e la zona vulcanica dell’eruzione del 2010. Ripartendo dal Baldvinskali, con una ripida salita si giunge nei pressi del rifugio del passo (che però va mantenuto a distanza). Ora il terreno è nero come la lava e si alterna a piccoli nevai. Si è vicinissimi al Eyjafjallajökull e ai crateri vulcanici.

La zona è coperta da nebbia e fumo e le nevicate estive non sono rare. La regione vulcanica si attraversa seguendo i pali gialli e lungo il percorso ci si imbatte in una delle spettacolari colate del 2010. Dopo circa 4 chilometri (2 ore) si giunge ad una deviazione che se presa porta all’esplorazione delle colline Magni e Modi generate dall’eruzione. E’ una escursione che vale la pena di fare perché altamente suggestiva: le rocce e il terreno sono ancora caldi e si può vedere il magma sotterraneo in alcuni punti fuori dal sentiero.

Ritornati sul sentiero principale si prosegue fino alla cosiddetta cresta del diavolo, l’Heljarkambur, che si attraversa utilizzando alcune catene fisse. Poi si risale una ripida cresta che sbuca su un altopiano di sassi e ghiaia. Il cammino prosegue pianeggiante per un chilometro circa poi lo scenario si apre sulla vallata verde meta della seconda tappa. Si scende dal ripido sentiero che segue la cresta di una collina e si giunge all’alveo di un fiume dove sorge il campeggio Basar e la località di Porsmòrk. Ci si può fermare al campeggio oppure proseguire, attraversare il fiume tramite un ponte di legno ubicato più a valle e pernottare nel rifugio di Porsmòrk.

III tappa: Porsmòrk – Emstrur (17km)

Questa è la tappa più impegnativa di tutto il trekking per lunghezza del percorso, salite e discese. E’ anche la tappa in cui è necessario cimentarsi con il guado di un corso d’acqua. Se il tempo è avverso o lo zaino è particolarmente pesante sono necessarie anche dieci ore di cammino.

Il sentiero parte dal rifugio di Porsmòrk. La camminata comincia immergendosi in una foresta di alberi e pianti (una rarità in Islanda). Giunti a un bivio si imbocca il sentiero di destra (quello di sinistra conduce al “vulcano Hut”) e si giunge al fiume dopo pochi minuti. Non c’è ponte, quindi è necessario guadarlo cercando il punto meno profondo: la corrente è forte e l’acqua arriva anche sopra il ginocchio (per sicurezza slacciare lo zaino per poterlo sfilare in caso di caduta). Attraversato il fiume si prosegue a destra. Il paesaggio cambia bruscamente: la vegetazione non c’è più e comincia una lunga camminata tra colline e rocce di origine vulcanica. Il verde è presente solo nei pressi del fiume che si incrocia man mano che si percorre il sentiero.

Dopo ore di faticose salite e discese ci si accorge che il letto del fiume si è trasformato in un vero e proprio canyon. Si attraversa nuovamente il corso d’acqua, stavolta tramite un ponte ubicato in una stretta gola e la camminata continua ancora per un chilometro fino a raggiungere un altro corso d’acqua di dimensioni assai più moderate attraversabile su assi di legno. L’ultimo strappo ripidissimo su per una collina di sabbia vulcanica nera ed ecco in vista il rifugio di Emstrur dove si può piazzare la tenda e fare rifornimento d’acqua.

IV tappa: Emstrur – Alftavatn (16 km)

Nuovo scenario spettacolare. Ripartiti dal rifugio Emstrur si affronta subito una intensa salita di quasi un’ora. Una volta in cima davanti si apre un immenso deserto di sabbia nera: la camminata è pianeggiante, piacevole e suggestiva per diverse ore. Si attraversa il deserto ammirando lo stupefacente vulcano Maelifell, ricoperto di vegetazione verde. Finita le distesa nera si costeggia per alcuni chilometri una pista per jeep 4×4 fino a giungere ad un ruscello da guadare. Poi il paesaggio cambia e si va incontro a prati fioriti ed erba verde. Si è giunti nei pressi del lago Alftavatn. C’è ancora l’ennesimo guado da percorrere per poter vedere in lontananza le sponde del lago.

Un momento dell'ultima tappa dell'attraversata: il terreno e le rocce attorno al sentiero sono ricche di zolfo

Un momento dell’ultima tappa dell’attraversata: il terreno e le rocce attorno al sentiero sono ricche di zolfo

Lo scenario è così bello e tranquillo che si può campeggiare vicino ad uno dei ruscelli se non si vuole proseguire per il campeggio ufficiale vicino al lago meta finale della IV tappa.

V tappa: Alftavatn – Hrafntinnusker (10.5 km)

Nonostante questa sia la tappa più corta del trekking non è affatto da sottovalutare perché il cammino è tutto in salita con tratti di una certa pendenza. Si parte dal lago Alftavatn e si sale progressivamente per superare un primo passo. Il paesaggio e ancora del colore verde tipico della vegetazione dell’isola e, una volta arrivati in cima al monte si può ammirare il lago dove si è appena trascorsa la notte e in lontananza i due immensi ghiacciai dell’Islanda: Eyjafjallajökull, e Mýrdalsjökull. Si prosegue poi ancora in salita notando il progressivo cambiamento di colore del terreno che tende all’arancione e al giallo. Si incontrano anche i primi piccoli nevai e una strana nebbia. E’, in realtà, il fumo dell’energia geotermica e dello zolfo che esce dal sottosuolo. Ben presto il percorso diventa simile alla discesa di Dante negli inferi.

Compaiono i primi soffioni. Intorno al sentiero ci sono pozze d’acqua calda o fango gorgoglianti e l’odore è quello di zolfo e uova marce. Lo spettacolo è suggestivo e giustifica la faticosa salita. Verso la fine della tappa l’ambiente cambia di nuovo. La temperatura scende (indizio del cambio di quota) e il terreno di fa di nuovo nero. Si arriva, infine al rifugio Hrafntinnusker. E’ necessario essere molto fortunati per trovare condizioni meteo favorevoli in questo punto dell’escursione. La zona è infatti sempre battuta da forte vento e da continue precipitazioni. Ci si può accampare con la tenda in uno dei ripari a ferro di cavallo costruiti con le rocce oppure al caldo del rifugio.

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Nel primo caso occorre fare attenzione a non danneggiare la tenda perché il terreno è formato da piccole schegge di lava appuntite.

VI tappa: Hrafntinnusker – Landmannalaugar (12 km)

Ultima tappa del viaggio in Islanda. Si parte in salita lasciandosi il rifugio alle spalle e dopo circa 30 minuti ci si ritrova per la seconda volta nel paesaggio infernale del giorno precedente con i suggestivi soffi di fumo e zolfo dal terreno. La pendenza è moderata. Si prosegue per alcune ore tra le colline fino ad un nuovo cambiamento di paesaggio. Ora il sentiero prosegue pianeggiante e il terreno è tornato verde. Anzi, in alcuni tratti comincia una lieve discesa. Si prosegue così fino a trovarsi letteralmente davanti ad un muro di lava pietrificata alto una ventina di metri e largo diverse centinaia. Superati i suggestivi pinnacoli ecco la meta in vista: Landmannalaugar.

Si scende per la cresta della lava e di una collina per quasi un’ora e finalmente si giunge a destinazione. La località è un grande campo base con un grande spazio verde punteggiato di tende. C’è un laghetto naturale di acqua calda dove gli escursionisti si rilassano dopo le fatiche del trekking, un rifugio, un edificio di servizio e un suggestivo spaccio alimentare ricavato da un vecchio scuolabus islandese. Un secondo scuolabus è invece attrezzato come bar. Lì ci si può riscaldare con un caffè, conoscere persone e scambiarsi impressioni sull’avventura appena conclusasi. Landmannalaugar è anche stazione di linea dei bus per Reykjavík e per il Nord dell’Islanda. (Leggi anche: Norvegia – L’attraversata del parco dei Giganti)

4 Comments on "Islanda: il trekking più bello del mondo"

  1. Complimenti per la recensione dettagliatissima…per la tenda è necessario piantarla nei campeggi e pagare una cifra o si puo fare anche free camping magari appartandosi fuori sentiero senza dare nell’occhio? Grazie

    • Riccardo Brescianini | 15/06/2018 at 14:55 | Rispondi

      Scusate siamo stati un po’ assenti (eravamo in viaggio). La tenda in Islanda la potete piantare dove volete (fuori dalle città). “Nei campeggi” vicino agli Hut è necessario pagare un fee per usare le strutture (es doccia).
      Buon viaggio

  2. Ciao, ma come si arriva ad imboccare il trekking? ci sono autobus da Reykjavik?

    • Riccardo Brescianini | 25/11/2018 at 11:07 | Rispondi

      Ciao Chiara, Sì certo, c’è il bus che segue la strada litoranea Sud dell’isola e si ferma esattamente alla cascata Skogafoss dove inizia il trekking. Poco prima il bus fa tappa anche alla cascata Seljalandsfoss, che è una delle più famose dell’Islanda (c’è un camminamento suggestivo che passa dietro la cascata).
      Buon viaggio.

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