Immersione da brivido con gli squali delle Fiji

Una delle attrazioni dell’arcipelago del Pacifico è lo Shark Feeding: tour subacqueo in cui si dà da mangiare ai pescecane

mapfijiNuotare con gli squali. Stargli tanto vicino da poterli praticamente toccare e, addirittura, vederli mentre si nutrono. Questa è un’esperienza che ogni sommozzatore dilettante sogna di fare, di quelle che fino a poco tempo fa si vedevano soltanto nei documentari in televisione. Oggi, invece, grazie al continuo svilupparsi dell’industria turistica questa straordinaria esperienza è alla portata di tutti in qualunque parte del  mondo ci si trovi. Ho partecipato ad uno Shark feeding alle isole Fiji, l’arcipelago di atolli nel cuore dell’oceano pacifico (leggi: Fiji il paradiso del Pacifico dove si vive felici) ed è stata un’esperienza straordinaria.

Le Fiji, paradiso lontanissimo

Non c’è quasi posto sulla Terra più lontano dal nostro Paese delle Fiji: 17mila chilometri di distanza colmabili in 26 circa di volo in aereo. Un viaggio di quelli da fare una volta nella vita per un’occasione straordinaria come una luna di miele (se lo si affronta partendo dall’Italia). Tra le meraviglie che si trovano alle Fiji ci sono sicuramente quelle del mare: acqua cristallina (da atollo del Pacifico, appunto!), pesci multicolori, corallo e… tanti squali che invece di essere temuti come una sciagura, sono “valorizzati” per soddisfare la voglia di avventura dei subacquei di tutto il mondo.

Moltissimi centri sub dei resorts sparsi per le isole Fiji offrono immersioni con gli squali: dalla semplice nuotata, allo Shark feeding, fino all’osservazione dei temibilissimi squali tigre (quelli che attaccano più di frequente l’uomo, più del famoso squalo bianco). Non è necessaria nemmeno una preparazione particolare, basta avere il brevetto di sub base (Padi open water)  e in alcuni centri è possibile addirittura partecipare ad un’immersione di questo tipo anche senza brevetto.fiji (1)

L’idea di poter osservare da vicino questi predatori mi ha subito elettrizzato. Soprattutto perché, nonostante l’escursione sia quasi totalmente sicura, la mia fantasia è subito volata a ricordare il film cult di Spielberg “Lo squalo” (Jaws) e la sua straordinaria colonna sonora. Così, canticchiando stupidamente tra me e me quello snervante motivetto, mi sono deciso a partecipare all’immersione in uno dei diving center ubicati sull’isola principale delle Fiji, Viti Levu.

L’immersione con gli squali

L’immersione si svolge in tarda mattinata poco prima delle undici. Partiamo dal diving center in sette: tre clienti (me compreso), tre sommozzatori esperti (2 dive master e un istruttore) e il comandante di una piccola imbarcazione utilizzata per raggiungere il sito dell’immersione. Dopo aver sistemato l’attrezzatura a bordo e compiuta una breve navigazione raggiungiamo una delle piccole baie che costellano l’isola al limitare della corona di barriera corallina che avvolge tutti gli atolli delle Fiji.

L’imbarcazione si mette in posizione sopra il punto dove avverrà l’immersione e  viene calato  in acqua in  un grosso bidone di plastica di quelli che vengono comunemente utilizzati per la spazzatura, ma forato in più punti. La tensione sale quando ci accorgiamo che il bidone è pieno di pesce fatto a tranci e dai buchi esce sangue. Gli squali, si sa, possono fiutarne l’odore anche a chilometri di distanza e vengono attirati dal sangue come il ferro da un calamita. Roba da matti, verrebbe da dire, ma siamo qui per questo, per vedere gli squali. Il tempo di calare il bidone fino al fondale e poi ci prepariamo per l’immersione. Indossiamo la muta e l’attrezzatura, entriamo velocemente in acqua e cominciamo la discesa fino alla profondità stabilità: circa 20 metri.

Seguiamo la corda utilizzata per calare quel bidone  pieno di pesce e durante la discesa notiamo un certo movimento sul fondo. All’inizio non si capisce  bene cosa sia, ma man mano che ci avviciniamo capiamo che si tratta di squali che hanno fiutato il pesce e  si sono messi a nuotare in quel tratto di barriera corallina. Sono già parecchi ma non ho paura. L’unico pensiero in quel momento è quello di decomprimere per non sentire dolore alle orecchie.

I Grey reef shark

Mi guardo comunque intorno per capire la posizione dei miei compagni di immersione e per individuare la posizione degli squali. Raggiunto il fondo ci piazziamo dietro ad una corda  fissata parallela al fondo. Whitetip-reef-sharkL’afferro e cerco di posizionarmi poggiando sulle pinne  per poter facilmente resistere alla corrente e godere appieno lo spettacolo. Non so perché la corda mi appare come una sorta di protezione dagli squali. In realtà siamo accerchiati dai predatori che nuotato a grande velocità in attesa del pasto. Sono Grey reef shark, squali della barriera corallina  piuttosto piccoli rispetto ai loro cugini più grandi e più voraci: lo squalo bianco e lo squalo tigre. Le dimensioni di quelli che ci girano intorno (ci spiegheranno dopo l’immersione) variano da un minimo di un metro di lunghezza fino ai due metri e mezzo circa.

Non appena uno dei dive master scoperchia il bidone e tira fuori i primi pesci gli squali si avventano sulle prede. Sono concentrati nel catturare il maggior numero di bocconi possibile e non si curano di noi. Lo spettacolo è unico, tutto avviene sotto i nostri occhi a pochissimi metri di distanza. Siamo così concentrati da non accorgerci di quanto siano, d’un tratto, diventati numerosi gli squali. Sono tutti attorno a noi: sopra, sotto, davanti, dietro, e con la maschera l’angolo visuale è ristretto e ci permette di vedere solo ciò che è esattamente davanti a noi. Siamo praticamente circondati!

E la distanza tra noi e i predatori è piccolissima, a volte ci passano proprio di fianco. Siamo costantemente monitorati dagli altri subacquei dello staff (uno di piazza dietro di noi a mo’ di protezione), e sappiamo che questo tipo di squalo non attacca l’uomo. Sappiamo, però, anche, che con tutto quel sangue in acqua uno squalo potrebbe sbagliarsi e al posto di addentare un succulento pezzo di pesce potrebbe inavvertitamente prendersela con un  polpaccio. Cerco di scacciare questo pensiero per godermi appieno lo spettacolo dei squali che sono come ubriachi dalla frenesia di cibarsi del pesce. C’è anche qualche spettacolare scaramuccia per addentare il pezzi di pesce migliori. Tutto, comunque, dura pochi minuti anche se per noi sembra un’eternità. Finito il pasto, piano piano, lo “sciame” di squali si dirada e alla nostra vista ne rimangono solo tre o quattro.

A quel punto continuiamo l’immersione con un giro alla scoperta di quella parte di barriera corallina molto ricca di pesci. fiji (6)Ogni tanto qualche squalo fa capolino tra le rocce o ci segue ma si tiene a parecchi metri di distanza tra noi. Prima di risalire ci fermiamo per scovare una grande murena che vive all’interno di una delle rocce della barriera corallina. Una volta seguite le operazioni di risalita e usciti dall’acqua ci scambiamo i commenti e le impressioni sull’immersione. I membri dello staff ci spiegheranno poi di aver contato più di una trentina di squali attorno a noi: un’esperienza da brividi…

 

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